Cosa ci succede nel momento esatto in cui stiamo per aprire la bocca per esprimere una contrarietà, e qualcosa ci frena dal farlo? Cosa succede, dentro, che si attiva come una calamita che attira a sé le parole che stavano per uscire, ricacciandole giù nello stomaco?

I fattori che intervengono possono essere molteplici: la paura di ferire, la paura di essere eccessivi o inopportuni, l’imbarazzo, la paura del giudizio, il desiderio di non voler ferire…ma fatto sta che l’autocensura molte volte ha il sopravvento, anche se non vorremmo.

Non si tratta quindi di una LIBERA scelta.

Qualcosa di più forte della nostra volontà ci imprigiona e a volte ci paralizza, rendendoci impossibile esprimere i nostri pensieri e i nostri sentimenti, che siano brutti oppure belli.

Di fronte a chi?

Fa differenza se il nostro interlocutore è un amico, un parente, un estraneo? Potrebbe farla, ma non sempre è così. Alcuni di noi si lasciano bloccare dall’autogiudizio, e chiunque abbiano davanti, non si danno il permesso di esprimersi. Per altri, invece, parlare a qualcuno che è molto vicino affettivamente, può costituire un ostacolo.

Non si riesce ad esplicitare la propria interiorità con libertà. E in questo caso, anche la paura di essere feriti può costituire un vero ostacolo. O anche il timore di perdere l’approvazione, oppure di essere fraintesi.

Insomma, la paura domina la nostra libera espressione.

Uscire dall’empasse

Come si può gestire questa paralisi? Anzitutto rendendoci conto delle condizioni in cui versa il corpo. Di primo acchito non sembra essere un elemento importante, ma facendoci caso si scoprirà ben presto che tensione muscolare e respirazione corta sono la prima manifestazione del disagio interiore. Potrebbe esserci la fissità dello sguardo, o una maggior sudorazione. Dettagli importanti che svelano la tensione.

La prima cosa su cui intervenire, perciò, è il respiro.

L’altro aspetto determinate è il flusso di pensieri. Anziché avere la ferma lucidità che porta ad esprimersi con calma, veniamo invasi da una valanga di pensieri su ciò che potremmo dire o non dire, e sugli ipotetici effetti delle nostre parole, nonché le eventuali reazioni dell’intelocutore. Insomma, un vero inferno!

Anche in questo caso è indispensabile frenare al più presto questa valanga di parole inutili, e cercare di restare presenti, escludendo qualsiasi altra cosa che non sia la nostra ferma volontà di esplicitare il nostro pensiero.

Chiedere aiuto?

Alcune volte, semplicemente chiedere il supporto del nostro interlocutore può aiutare a sentirci meno tesi. Forse basta dichiarare che ci si sente in difficoltà o sotto pressione, ed è già un primo passo per ammettere la condizione che si sta vivendo, senza volerla né giudicare, né reprimere.

E poi, in ultima istanza, l’aiuto e l’approvazione più importanti vanno chiesti e dati da noi stessi a noi stessi. Chi ci può autorizzare e sostenere, e darci il via libera? Soltanto noi. Quando avremo imparato ad accettare i nostri movimenti emotivi interiori, comprenderemo che il disagio non dipende mai dall’altro, ma dal permesso che ci diamo o no di manifestarci apertamente senza paure di sorta.

Cercare strumenti

Essendo consapevoli dei nostri limiti e difficoltà, ci faremo un regalo iniziando un percorso che ci porti a scoprire e manifestare ciò che siamo. Il Teatro è sicuramente uno di questi, e le possibilità che offre sono davvero tante.

Se vuoi sapere cosa potresti scoprire attraverso un workshop su questo tema, visita la pagina dedicata FAI SENTIRE LA TUA VOCE e vieni a trovarci.

Elisa Renaldin

 

 

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