SCENA. E’ il momento di passaggio nell’altro universo.   E’ come se galleggiassi sull’acqua prima di immergermi in un altro mondo. La musica sale, le luci cambiano e sono un uomo sposato con l’amante folle che mi aspetta per recuperare una passione perduta.

Entro da una quinta teatrale e sono un uomo di affari che arriva da una giornata di lavoro in cui ha solo ed unicamente pensato a come potersi liberare, una volta per tutte, da questa donna insopportabile. Non sono una bella persona ma un traditore pentito, di una famiglia un tempo felice, che questa donna sta gettando nel baratro.

La rabbia sale e mi arrossa gli occhi. No, non rovinerai la mia famiglia. E’ stato un gioco erotico, durato anche troppo, e deve finire questa sera. Deve farsene una ragione anche se dentro di me so di farmi ribrezzo. Sono in scena e la donna mi si avvicina, in sottoveste, lasciva come sempre. I suo volto è deformato dal dolore, dalle notti insonni passate ad aspettarmi nella speranza che abbandonassi mia moglie.”Ok, non l’ho fatto…ma che vuoi da me…che ti ho promesso in fondo?”. Mi guarda con odio. Ha torto e ragione nello stesso tempo. Ora vuole baciarmi ma è solo uno scontro furioso di labbra e di braccia.Gli insulti umilianti si susseguono e cadiamo nel vuoto del disprezzo gratuito. La spingo lontano, verso un tavolo e cado prostrato su un divano.

 

Attrazione fatale

Guardo nel buio della sala e percepisco la tensione del pubblico. Chissà se alcuni di loro hanno anche solo sfiorato una situazione così nella vita reale. Non ho vie di fuga, qui sul palco, anche se il dolore nel petto mi assale davvero. So cosa sta per fare l’attrice accanto al tavolo, che apre un cassetto. So che devo essere pronto ad afferrare il suo braccio quando mi si getterà contro urlando con un coltello vero.

Quante volte l’abbiamo provato per non farci male, anche se lei ora deve “uccidermi”. Nell’eterna pausa di silenzio che precede l’assalto, penso solo a come afferrerò il suo polso che impugna un grossp coltello da cucina.

E’ un mestiere strano quello dell’attore. Senti la disperazione crescente delle anime in scena e nel contempo ti agganci alla mente che ti consentirà di gettarti nella colluttazione finale, con le cadute al suolo e le coltellate programmate, a dar l’idea della morte senza ferire alcuno. Lei arriva, come previsto, urlando e con gli occhi di un animale ferito. Cadiamo dal divano, dopo aver parato il colpo. Il coltello schizza come previsto a un metro circa dai nostri corpi avvinghiati nella lotta. Strisciamo verso il coltello. Chi l’afferra per primo ucciderà l’altro e sarò io, come da copione, a farlo. Ma lei si dibatte come mai prima ed è lotta vera con le mani disperate che mi afferrano i capelli.

Anche la finzione della vita e della morte… te la devi conquistare sulla scena. Se solo fossero meno forti le prese, perderemmo lo stupore del pubblico, anche lui oscillante tra la partecipazione emotiva e il chiedersi come si faccia a non farsi male con un coltello di ferro in scena durante una lotta furibonda sul suolo. In un film potremmo fermarci, quasi ad ogni istante della sequenza. Qui deve essere tutto linearmente programmato, anche il movimento della lama che si dirige velocissima verso il ventre della donna mentre il polso gira per poter colpire l’attrice ma solo col manico di legno.

 

Ora lei è sotto di me. L’odio reciproco mi spinge ad altre pugnalate mortali. Non ero così prima che iniziasse la nostra storia letale. Non ero così, prima che entrassi dalle quinte. Non sono più soltanto Daniele. Qualcuno in sala piange e piango anch’io. Ora getto il pugnale lontano. Ho rovinato la mia vita e quella di due altre persone. Non doveva andare in questo modo. Nessun amore al mondo dovrebbe mai andare in questo modo. Sale la musica e la luce scende. Nel buio raccolgo il coltello ed io e la mia partner usciamo di scena.

Ci guardiamo un attimo, senza parole, e tra le quinte ci abbracciamo commossi. Abbiamo capito entrambi, persino all’interno delle nostre piccole cellule o atomi di energia, cosa sia la follia di un uomo e di una donna prima normali.

Daniele Braiucca

Associazione Culturale Teatro Elidan Varese - P.iva 02953240120 - C.F. 95042100122 - Tel 0332 46 32 20 - Mail info@teatroelidan.it - Sede legale Via M. Buonarroti 45 21045 Gazzada Schianno (VA) - Sala prove Via Mameli 22 21040 Morazzone (VA)
Privacy | Cookies | Website by fd communication team

Share This